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Un'altro racconto...quasi di fantasia...  (Letto 1348 volte)

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Online pueblo1950

Adriano

Officina DeMatteis. Mattina presto.
Adriano aveva appena ritirato la sua splendida DS21 Pallas del ’72 per il cambio olio e filtri.
Quando metteva le mani sul volante era in estasi, sempre come se fosse la prima volta che la guidava.
Guidare quell’auto era una vera e propria una esperienza di puro piacere, puro godimento con quel mormorio del motore che gli parlava, altro che Kitt Supercar!
Nera con vetri scurissimi. Più volte lo avevano fermato i birri per contestargli quei vetri che non facevano vedere gli occupanti ma ogni volta aveva dimostrato che essendo un’auto d’epoca era nata così.
E così doveva rimanere.
Erano le 9 e alle 11 doveva trovarsi in tribunale per la separazione.
Il suo avvocato, un bastardo da paura, gli aveva detto di stare tranquillo e che quella fedifraga della moglie non avrebbe beccato una lira con quel che aveva combinato.
L’aveva beccata, al suo ritorno da una trasferta di lavoro, a letto con un tipo trucidissimo tutto tatuato e i bambini erano al piano di sotto che giocavano: violazione dell’obbligo di fedeltà e con minori nelle vicinanze.
Fatto molto grave.
Comunque era nervoso perché pure Eleonora, la moglie, aveva un avvocato agguerrito, donna, ma vedi un po’, ma il suo era il legale più bastardo sulla piazza di Milano.
C’è tempo per una striscia di bamba.
Il “Mirto” non era contattabile, troppo presto.
Ci poteva provare, è vero, ma rischiava di farlo incazzare per il futuro. Sardo duro e bilioso, difficile da trattare.
Che fare, se non andare in Rogoredo dagli africani? Non c’è scelta.
Subito dopo il ponte della tangenziale parcheggia davanti al ristorante che c’è all’angolo con via Impastato, in bella vista volutamente.
La zona non è certo delle migliori ma non ha alternative e si avvia a piedi.
Qualcuno troverà tra gli alberi.
C’è sempre qualcuno.
Anche se non sarà di qualità ma sarà a buon prezzo, spera.
Alla rotonda in fondo alla via vede due losconi forse marocchini, che lo hanno adocchiato e lo fissano.
Poteva almeno togliersi la cravatta e la giacca, così sembra proprio un damerino del cazzo, un pollo da spennare!
Si avvicina e senza togliersi gli occhiali scuri, apostrofa quello che gli si sta avvicinando.
“Ce l’hai un mezzo?”.
“Mezzo che...” gli risponde il tipo1, giovane per altro, non avrà vent’anni.
“Mezza bianca, cubita, slow, rebonza…come cazzo la chiami tu!”.
Il bircio lo squadra bene dall’alto in basso. E lo squadra male.
Non si fida, si guarda intorno, storce la bocca.
“Ma tu chi cazzo sei?” gli dice.
“Sono uno che vuole un po’ di bamba coglione”. Deve fare il duro anche se rischia a parlare così. Tipo 2 intanto si è avvicinato e tiene le mani in tasca.
Tipo1, lo guarda fisso per un po’.
“In sassi, 100 euro: prendere o lasciare amico”.
“Ok ma: 1 vedere 2 assaggiare 3 pagare…amico”.
Con la faccia scocciata, fa un cenno a tipo 2 e poi con la mano fa segno…dammi qua.
Questi torna indietro di qualche passo, ravana nell’erba vicino a una pianta e torna con un involucro di carta argento da pacchetto di sigaretta.
Il tipo 1 la mette nelle mani di Adriano e gli punta gli occhi addosso. Il tipo 2 gli si mette dietro come a coprire una eventuale fuga.
Adriano si fa nervoso, non ha nemmeno il ferro per far paura a questi due stronzetti, si irrigidisce.
Scarta, vede 5 sassetti, annusa, puccia il dito e se lo lecca, assaggia. Può andare. Col cazzo che è un mezzo questo, è molto meno ma non ha voglia di discutere, mette in tasca e consegna una banconota verde che aveva già pronta.
Non dice grazie, fa un cenno affermativo con la testa e gira i tacchi.
È già quasi all’angolo del ristorante dove ha lasciato l’auto quando sente uno scalpiccio di passi dietro di lui.
Adriano e vede con la coda dell’occhio i due marpioni che si dirigono verso di lui a passo svelto e deciso.
Con noncuranza senza cambiare andatura svolta l’angolo, scatta veloce, disinserisce l’antifurto dell’auto, apre la portiera, selettore sulla D, accende e sgomma via giusto mentre i due svoltano l’angolo. Come se non avesse capito la prossima mossa.
Vorrebbe fargli il classico dito, ma meglio di no.
Potrebbe dover ritornare in un momento di bisogno.
In tribunale era andata benissimo.
L’avvocato aveva stracciato l’avvocatessa acida e lui, euforico anche per i due sassetti sbriciolati e tirati prima di entare, sebbene non eccelsi, era al settimo cielo.
Zero assegni familiari e affidamento dei bambini a lui. Bingo!
M’hai fatto “becco”? Ecco il risultato.
Peccato però, Eleonora era sempre stata una bellissima donna e ancora oggi lo era.
In tribunale si erano girati tutti a guardarla: tailleur di Caraceni grigio perla con pantaloni leggermente svasati in fondo, ballerine di Aldrovandi nere, camicetta bianca a righine azzurre con collo alla coreana, leggerissimo trucco tanto per risaltare i grandi occhi blu, lucidalabbra e niente altro.
Solo la folta capigliatura nera scompigliata volutamente.
Carrozzeria di tutto rispetto.
Sì davvero un bel tocco di gnocca. E va beh, è andata anche questa. E due. Sì sono due i matrimoni finiti in vacca e non certo per colpa di Adriano.
Minchia, ma se le sceglie con il lanternino?
Paola, la prima, era andata per lavoro a Cuba e dopo un mese gli aveva telefonato dicendo che non sarebbe tornata.
Cazzo dopo tre anni di matrimonio mi molli cosi?
Un po’ sminchiato per i pensieri più o meno tristi che avevano smorzato la contentezza di aver vinto su Eleonora, Adriano torna a casa.
I bambini sono da sua madre tutta la settimana dato che ci sono le vacanze di Pasqua e meglio al mare che in città.
E che si fa? Si tromba per festeggiare. Sì ma con chi?
Con le escort ci andava ogni tanto, anche quando stava con le altre mogli, più che altro per svago serale durante le trasferte lavorative, per non passare le serate solo come un pirla in albergo.
Mai niente di serio se non una svuotata senza impegno, sempre meglio che farsi una sega.
Il lavoro di istruttore sulla sicurezza gli piaceva, le aziende lo chiamavano con quei termini inglesi del cazzo che odiava profondamente, termini altisonanti che sembrano chissà che e invece in fondo è un semplice docente di norme aziendali.
Comunque era pagato parecchio bene e tanto basta.
Adriano si ferma da Ugo a bere un Gimlet, gli serve per annebbiare un po’ la mente e lasciar andare pensieri lascivi, fa sempre il suo effetto. Solo che dopo il primo ne seguono altri due.
Gli gira un po’ la testa ma regge bene, si avvia a casa.
“Buonasera Signor Adriano”. Il portiere lo saluta sempre molto mellifluo, gli piace il manciotto a Natale, gentilissimo.
“Buonasera Leo”.
Mentre aspetta l’ascensore arriva quella bella tipona del sesto piano, la mamma del Leone compagno della scuola dei suoi figli.
“Signor Adriano buonasera, come sta? E sua moglie? È un po’ che non la vedo”.
“Ci siamo separati stamani Signora Elvira…succede”.
“Noooo, ma chi l’avrebbe mai detto…ma come maiiiii…”
“Cose che capitano Signora Elvira” e intanto lei è arrivata al suo piano ma non accenna a uscire.
“Ohhh...mi dispiace davvero?”.
“Anche a me, buonasera Signora, mi scusi ma ho fretta”.
Lei esce dall’angusto loculo un po’ scocciata, lo guarda e lui le chiude le porte praticamente in faccia.
Ma fatti i cazzi tuoi pettegola.
“Venga a prendere un caffè una sera…” sente che gli urla quasi a porte chiuse.
“Sìììì, grazie” di rimando.
Però non è male la sciura Elvira, oggi era proprio appetibile con quel balcone di tutto rispetto.
Adriano è arrivato al suo piano, l’ottavo, esce dall’ascensore, gira l’angolo e vede che la sua porta di casa è accostata.
APERTA? I ladri! Noooo.
Un casino pazzesco in giro, tutto all’aria e cocci sparsi, tutto il salone un disastro.
Era passata Eleonora, aveva preso le sue ultime cose avendo ancora le chiavi e…aveva spaccato tutto quello che avevano comprato insieme, lasciando un biglietto e sopra le chiavi di casa.
“I nostri ricordi non ti servono più. Ora pulisci tu, per una volta. Ele”.
Tipico comportamento isterico femminile, pensa Adriano.
Doveva aspettarselo o per lo meno presumere che si sarebbe vendicata in qualche modo.
Si guarda intorno e decide prima di farsi una bella doccia rigenerativa e poi di riordinare un po’ in giro. Alla fine non è che ciò che era stato fracassato era poi così tremendo come ricordo da non ricordare più. Anzi non gliene fregava assolutamente niente.
Si son fatte le dieci e qualcosa si deve pur mangiare ma nel frigo la mancanza del cibo è evidente.
E lui in cucina era davvero inabile.
Camicia pulita, jeans, giacchetta blu d’ordinanza, scarpe di tela e fuori a cercar del cibo.
Mentre scende le scale gli viene in mente che all’hotel Diana il bar è sempre aperto e si può anche mangiar qualcosa in stile tapas, tanto per non impegnarsi.
Stare in una pizzeria o ristorante da solo fa tristezza, fa rappresentante fuori sede, fa schifo insomma mangiar da solo in pubblico.
E poi al Diana c’è un certo giro di giovani modelle russe o presunte tali che a saperci fare non disdegnano compagnia in cambio di fogli di carta, ben stampati a vari colori.
Adriano si ferma al bancomat di piazza Oberdan e ritira 500 euro. Chissà che non debba svegliare la ragazza a fruscio di cartamoneta per far qualcosa di eclatante e anche sì, perché no…anche un po’ di sm-soft.
L’ultima volta che era stato al Diana, d’estate in giardino, aveva trovato il capo di sua moglie che faceva il provolone con una gnocca fotonica da 1,80.
Imbarazzatissimo, appena lo aveva visto e accortosi che a sua volta era stato notato, si era avvicinato: disse che attendeva un cliente e cercava di passare un po’ il tempo, ingannava l’attesa.
Ma va a cagà, pataccaro.
E’ vero, aveva ragione chi aveva scritto che la gente falsa non proferisce parola, istiga.
Non dialoga, spettegola.
Non elogia, adula.
Non desidera, brama.
Non chiede, esige.
Non sorride, mostra i denti.
La gente falsa è povera di spirito, poiché non cammina, striscia nella vita, sabotando la felicità altrui.
La gente falsa ignora la bellezza e la nobiltà d’animo perché non ama. E così finisce per non vivere, esiste appena…l’ipocrita lo riconosci subito.
Ha una maschera sull’anima.
Ecco cosa era il tipo tanto perbene e pragmatico ben pensante agli incontri in cui lo aveva conosciuto, ben pochi in verità.
Era uno stronzo e Adriano pensava anche che sotto sotto si celasse un cravattaro.
Lo aveva liquidato con un sorriso, senza parlare.
Tutti gli uomini cercano la scappatella, vanno anche a p... ma non hanno il coraggio di ammetterlo pur sapendo che esiste una complicità implicita e atavica prettamente maschile su questo. Che codardi di merda.
Al bancone ordina il solito Gimlet e lì lo fanno davvero bene.
“Solo?”. Eccola, è arrivata la fatalona accalappiatrice.
Si gira di lato e vede questa patacca stellare con due occhi verdi grandi grandi e ciglia lunghissime: palesemente finte.
Gli fa una radiografia in un nanosecondo, questa viaggia almeno a 3/400 l’ora.
Di una notte non se ne parla, troppo sbatti, anche perché appena finito il giochino, per quanto lungo possa durare “la consumazione”... dopo che cazzo gli racconta?
Bella è bella, giovane è giovane, gambe lunghe le ha e il culo è da antologia ma non ci siamo, balcone rifatto.
Non se ne parla.
“Aspetto mia moglie” gli dice, con noncuranza.
“Peccato, potevamo passare un po’ di tempo insieme, ciao” con forte accento dell’est.
Alludere ad una moglie certe volte ha il suo perchè.
E poi che approcci lei non gli garba, deve esser lui a scegliere e mettersi alla prova nell’arte del punter.
E adesso che si fa?
Si guarda in giro, non vede nulla di appetibile.
Non rimane che cercare compagnia in rete, consulto veloce in porti sicuri.
Sono tutti purtroppo poco attendibili e bisogna sapersi destreggiare e leggere tra le righe dei chiacchieroni, dei Rocco e dei farlocchi.
Insomma bisogna esser preparati e conoscere il mondo delle escort milanesi e dei loro recensori.
Mai andare a p..., con il massimo rispetto per la professione, senza prima essersi informati su location, prestazioni, limiti, pulizia, livello scuderia e costi reali nonchè servizi extra.
Eh sì perché la stessa ragazza che si pubblicizza su più siti può variare il suo cachet di oltre il 100%.
E poi occhio alle foto, ritoccate, rubate dalla rete, scambi di persona, vecchie di qualche anno, glamourizzate da fotografi professionisti. Solo una su dieci è reale alla fine, non si trova mai quel che si vede se non su pagine di agenzie più che affidabili e più che accreditate.
Ma qui sono costi alti.
Dai 250 euro l’ora e oltre.
Se poi outcall si sale ancora, bisogna pagare gli spostamenti.
A volte ne vale la pena.
Va beh facciamola breve. Adriano scruta, analizza, esamina, controlla, sviscera e scompone la scelta.
Ha notato che il barista, che gli ha servito altri due Gimlet, ha sbirciato il suo telefono e ha fatto un sorriso ambiguo.
Adriano lo asfalta con uno sguardo.
Ci sono altri uomini al banco che sorseggiano la loro bevanda e quasi tutti martellano il telefono.
Tutti a chattare con la moglie e la fidanzata vero?
Sì, sta cippa! Paga ed esce.
Sta per chiamare l’agenzia EOI ma si ferma: un flash.
Elvira.
La tipa del sesto piano.
Lo aveva stuzzicato se non altro per quei pompelmi disegnati da Botero: la donna deve essere morbida e abbondante per i suoi canoni. Non troppo abbondante ma quel giusto, come diceva la canzone della Vanoni: “Seno quanto basta a riempir la mano… fianchi dove affonda qualunque capitano”.
Parole sante.
Maremma turchina ma ormai è mezzanotte!
È vero che Elvira in questi giorni è sola; il figlio è dai nonni anche lui, ma è un po’ tardi.
Potrebbe suonare domattina con una scusa qualsiasi, poi gli verrà in mente, potrebbe trovarla in vestaglia.
La cosa lo infervora e sente che nei pantaloni il pensiero si concretizza.
Potrebbe dormire.
Potrebbe...che ci va subito.
Torna a casa, si ferma al sesto e origlia alla porta per sentire qualche rumore.
Niente, non si sente nulla.
Però il ciccio si è svegliato e che si fa?
Soprassiede ed entra in casa, scocciato, eccitato e nervoso.
Ripiego.
Accende il pc, si prepara un bel Negroni e scorre Pornhub e mette il bicchiere sul bordo del tavolo, Sbang!
Il bicchiere cade, schizza tutto e il tappeto si imbeve di alcool. Porca vacca! Sai che odore ora per giorni.
Gli toccherà portarlo in lavanderia, e poi il Campari macchia.
Mentre raccoglie i pezzi di vetro e tampona con lo scottex suona il campanello.
È l’una e venti.
Chi minchia può essere? Guarda dallo spioncino e chi vede?
La signora Elvira in accappatoio!
Cerca di ricomporsi alla meglio ma il gonfiore è palese dato che è in pantaloncini.
Apre la porta. In una mano scottex e cocci e l’altra sul battente.
“Mi scusi Signor Adriano ma ho sentito un forte rumore e dato che anche oggi pomeriggio ho sentito trambusto, sono salita a controllare sapendo che lei era uscito. Sa i ladri…”.
Uno: come fa a sapere che era uscito, vuol dire che stava alla finestra. Due: il forte rumore dove, che il bicchiere era caduto sul tappeto.
Ah Elvì…eh ma allora mi provochi.
“Niente Signora Elvira, mi è caduto il bicchiere di Negroni...sul tappeto”.
Rimarca di tono sulla parola tappeto volutamente.
Non approfondisce l’argomento rumori del pomeriggio.
“Ma le dò una mano, guardi che disastro.
Bisogna subito tamponare con acqua e limone il tappeto, altrimenti puzza poi”.
Elvira si guarda intorno ed entra spedita nella cucina che si apre sul salone, prende il rotolone di scottex e si dà da fare a tamponare.
“Mi prenda un limone per favore”. Lo apostrofa.
“Grazie mille dell’aiuto, lo prendo subito”. Rimanda Adriano.
Prende il limone e quando torna vede Elvira china sul tappeto.
Le stanno uscendo i meloni e lei sembra non accorgersene.
Sì sì sembra, sì come no.
“Ma signora non si disturbi su”.
“Macché disturbo, vuol stare tutta la notte con questo odore di Negroni? E poi la prego mi dia del tu, siamo vicini di casa e si può aver bisogno l’uno dell’altra no?”.
“E beh, sì hai ragione Elvira”.
E l’occhio cade sempre sulle tette e che tette.
Il ciccio già era in fase nascente e ora si stava innervosendo sempre più alla vista di quelle due bocce bianche e sode che lasciano uscire uno spiraglio di bottoncino, rosa e invitante.
Lei a 90 sul tappeto a tamponare e lui in piedi che gli gira intorno. Che culo però, madonna santa che culo!
Adriano sta uscendo di senno.
Ha deciso che se la vuole scopare ma non vuol fare figure di merda: e se lei gli dice no e si offende e fa una scenata?
No, non è possibile, non sarebbe entrata ricoperta solo da un accappatoio.
Ci sta che sotto non ha niente.
E al pensiero la testa gli scoppietta.
Se la deve scopare per forza, vuole mettere le mani su tutto quel burro che vede, ci vuole affogare nella patata di Elvira. Patata…sì ora fa anche il fine da solo.
Figa, quella si chiama figa.
“Ecco fatto Adriano ma sarà meglio tu porti il tappeto a lavare”.
“Certo che sì, lo farò”.
“…dai vieni su da me e lascia la finestra aperta cosi un po’ di odore se ne va…metto su il caffè tanto è quasi ora di colazione”. Lo dice con un tono malizioso, invitante.
“Ma si dai, tanto ormai chi dorme più, mi metto una maglietta e arrivo”.
Adriano non si dà pace. Lei lo attizza. La brama. La desidera.
Va in camera e velocemente trita grossolanamente i sassetti rimasti, tira, si ricompone e si lava i denti.
Sale da lei, la porta è accostata.
“Tutto bene Adriano?” chiosa dalla cucina la dama.
“Sì, grazie” e si siede sul divano.
Bella casa però la sciura Elvira, sobria e linda…magari la sua fosse così.
Elvira entra in salotto con un vassoio con tazzine, latte e dei biscotti e si accomoda sulla poltrona davanti a lui.
Adriano si sente a stretta distanza da quelle tette bianche che lo stanno facendo andar fuori di capo.
Che fare?
D’improvviso la stringe a sé e comincia a baciarla con passione, è impetuoso.
Il desiderio è fortissimo, veemente.
Infila la mano nell’accappatorio e abbranca quella tetta morbida e calda.
E’ fuori di testa.
E’ partito per la tangente.
Lei lo stacca da sé e lo spinge dall’altra parte del divano violentemente e drasticamente.
Il suo sguardo è inorridito.
“Adriano ma che fa? È impazzito?”.
Si ricompone l’accappatoio che lui ha cercato di togliere.
E’ tornata al Lei, mette subito distanza.
“Non me lo aspettavo sa? Mi pareva una persona per bene, se ne vada per favore”.
Adriano è basito, inebetito, non profferisce parola.
La guarda paralizzato.
“Se ne vada!” urla. “Se ne vada fuori da casa mia!!!”
Adriano si alza, testa bassa ed esce dalla porta.
Porca troia, cosa si è perso e che figura di merda.
E va beh così è andata.
Peccato.
I presupposti c’erano tutti e sicuramente lei ci sarebbe stata.
Anzi, non aspettava altro.
Probabilmente ha sbagliato tattica.
Ha sbagliato modus operandi.
Ha sbagliato e basta.

Offline Sfondatore

CHAPEAU !
Doppio like (se si potesse)

Offline ElMilanes

Bello, bello, bello!
Bellissimo racconto, complimenti!
Racconti come questo andrebbero incorniciati e pubblicati.
Mi viene da pensare: ma ci sono punter così poetici e talentuosi?

PS c'e' un piccolo errore "logistico"

Offline Sfondatore

Una piccola opera d'arte: complimenti Pueblo!

Mi ricordo che nel vecchio forum, molti anni orsono c'era una sezione apposita per permettere ai punter di manifestare la propria vena poetica.
Ovviamente la sezione fu cancellata dalla nuova gestione papponesca ...

Online IlMonsignore

👍👍👍👍👍👍👍

Online pueblo1950

Prego i lettori di perdonare eventuali errori, rileggo varie volte ma non ho l’assistenza di un gostwriter o correttore di bozze e...qualcosa scappa sempre.

Offline Supervisore

Lo staff non dovrebbe dare like ai post ... ho contravvenuto ad una regola base ma penso ne sia valsa la pena.

Online pueblo1950

Grazie Supervisore, è un onore e mi fa molto piacere. Grazie a tutti, ogni tanto pubblicherò qualcuno dei miei racconti.

:)

Offline ROCCO90

Complimenti pueblo,molto divertente!

Offline ElMilanes


Una piccola opera d'arte: complimenti Pueblo!

Mi ricordo che nel vecchio forum, molti anni orsono c'era una sezione apposita per permettere ai punter di manifestare la propria vena poetica.
Ovviamente la sezione fu cancellata dalla nuova gestione papponesca ...

Visto che Puieblo1950 ci ha elargito una nuova perla letteraria, proprorrei agli admin di aprire una sezione dedicata a questo: magari ci sono altri scrittori in erba....

Online pueblo1950

Sono d’accordo e si puo anche agire a 4 mani, mi piacerebbe.

Online pueblo1950

Ci vorrebbero anche più caratteri da pubblicare, sarà possibile?

Offline admin


Ci vorrebbero anche più caratteri da pubblicare, sarà possibile?

Certo!
Ora sono 35.000 caratteri per post.

Il vostro Admin

Offline gray beef

A me ha fatto morire dal ridere ahaha bravo! per quanto riguarda gli errori pazienza. comunque complimenti, hai allietato il mio pomeriggio. Mi piace un sacco questa sezione del forum