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Rico  (Letto 751 volte)

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Offline pueblo1950

Rico
   2022 Gennaio 17, 16:08:14 pm
C’è sempre un domani, disse il sole alla terra prima di tramontare.
E la terra al buio cominciò a sperare.

Questo diceva il prete ad una funzione domenicale all’aperto nel paese dove era in vacanza.
Sperava anche lui di ritrovare traccia della sua presenza o di sapere almeno dove era finita.
Rico, aveva scelto quel posto per via che ci abitava sua cugina Marianna e si era proposto di andare a trovarla un giorno o l’altro, erano anni forse più di 30 che non la vedeva.
Da piccoli erano sempre insieme, affiatati e discoli come non mai, si divertivano e quei giorni infantili e spensierati ancora se li ricordava molto bene, come si ricordava bene quando diedero fuoco alle pigne dei pini a ridosso della spiaggia e prese fuoco tutto il pino.
Arrivarono i pompieri e i genitori, la cinghia di suo padre se la ricordarono per un bel pezzo ma alla fine di tutto erano ancora capaci di riderci sopra.
Incoscienti cuginetti.
Poi tutto cambiò.
Marianna non venne più al paesello, si erano trasferiti e si persero di vista, all’inizio qualche lettera poi più niente.
Un giorno di maggio Rico incontrò per caso su un social, il profilo della sorella di Marianna e incuriosito lo esplora, Marianna si è sposata, foto del matrimonio, foto di loro insieme in campeggio, foto con i genitori…gesù la mamma di Marianna come era bella, mica se la ricordava,
ma si sa da bambini certe cose nemmeno ti vengono in mente.
Comunque la cugina era diventata una bella donna, vagamente orientale di occhi, bel fisico nelle foto in costume anche se di tette piuttosto scarsa.
Ma non si capisce dove sia andata ad abitare col marito, sembrerebbe all’estero ma non c’è traccia di località.
Paura di essere rintracciata?
Fu così che quel giorno di agosto decise di passare qualche giorno di vacanza nel posto della sua adolescenza.
Prese una camera alla pensione Lina, ma in realtà non si trattava di una pensione vera e propria.
Era l’appartamento smisurato di una vecchia e aristocratica zitella, la quale rimasta sola, con l’unica compagnia di un cagnetto volpino, affittava le camere vuote.
Erano già due giorni che gironzolava per il paese in certa di visi conosciuti o almeno familiari ma il tempo passato non aiutava a riconoscere persone, 30 anni sono tanti e le persone possono cambiare parecchio.
Un pomeriggio mentre sta leggendo al bar da Ermete sorseggiando un pastis sente chiamare.
-Rico!
Si gira e riconosce immediatamente la mamma di Marianna.
-Zia Fulvia!
-Ma che ci fai qui Rino
E subito abbracci e baci.
-Ma sai non sapevo che fare questa estate e mi son detto, ma andiamo al mare a rivivere la mia gioventù
-Hai fatto bene e come ti sei fatto un bell’uomo, da piccolo eri secco secco e pieno di brufoli
E tu sei proprio una bella gnoccolona
-Ahahah è vero zia, mi sentivo sfigatissimo
-Bhe dai il brutto anatroccolo è fiorito
-Anche tu non sei cambiata zia, ti ricordo me allora
-Seee ciao core, ormai sono vecchia
-Vecchia un corno, fai ancora la tua porca figura
-Adulatore, ma senti stasera vieni a cena, Marianna non c’è, si è sposata e abita in Svizzera ma ci sono lo zio, Valentina, Mauro e Chiara
-Madooooo’…ma si si più vhe volentieri
-Benissimo, chissà come è contento lo zio di rivederti, eri il nipote prediletto ti ricordi?
-E me lo ricordo si, mi portava sempre a pesca al mattino presto, come mi piaceva
-Va bene allora, dove si sta te lo ricordi vero? Abbiamo tenuto l’appartamento anche se ora abitiamo a Torino.
-Certo certo
-Alle otto ti va bene? Dove sei a dormire? Vuoi venire da noi? Il divano è a tua disposizione. Dai si sta insieme…
No grazie zia, me lo ricordo il divano se è sempre quello, un sasso in pratica.
-Grazie zia ma dalla Lina sto bene e ho la mia libertà, non sono più un ragazzino
-Come vuoi, a stasera allora
-Si ciao zia Fulvia
Finisce il suo pastis e rivà con la mente ai giorni felici e spensierati di tanti anni fa.
Cazzo però la zia Fulvia, chissà quanti anni ha: 50?55?60? bho comunque è proprio un bel vedere
con quelle tettone strabordanti, si è allargata gli sembra un poco ma sempre una bella visione di bella matrona in carne e appetibile.
Eh lo zio sa dove mettere le mani, e ride tra se e se.
Sono le sei, giusto il tempo per andare alla pensione, un pisolino, rimettersi a posto, andare alla pasticceria e poi a cena.
E’ contento.
Accende la macchina e non parte, porca T... vacca! Eh mo?
Fanculo!
Da quando si è comperato quella cacata di “spaiderone”, ne ha sempre una, vabbè la molla lì, domani ci penserà ma si deve sbrigare, senza auto tutto a piedi.
Salterà il pisolino.
Valentina e Chiara, chissà come sono diventate.
Oh ma sempre li deve andare con la testa?
Che maiale che è diventato crescendo, sempre in testa la figa.
Ma c’è altro eh oltre alle tette, al culo e alla passera.
Ah… si c’è altro? Si chiede.
E se la ride sotto ai baffi.
Ammappalo quanto sei stronzo Rico.
La casa è sempre quella, un bel condominio e il loro appartamento munito di terrazza proprio sul minuscolo porticciuolo, non grande ma si poteva cenare comodamente vista mare.
-Ma non dovevi disturbarti
-Dai zia che si viene a mani vuote
-Ma sei in famiglia!
-Avevo voglia di dolci, manco di affetto
E ride.
-Dai dai vieni che ti aspettano tutti di là
Grandi feste, baci, abbracci, pacche sulle spalle e i soliti convenevoli del come stai, che fai, che dici, che ci racconti, ti sei sposato, che lavoro fai etc etc
Ma i suoi occhi sono tutti per Chiara.
Che ficone!
Da piccola la cugina era si carina ma molto sulle sue e invece ora espansiva e decisamente divertente e simpatica.
Occhi da gatto stile Marianna e un popò di culo da antologia. Definirla rigogliosa è poca cosa..
Fa in modo di sedersi a tavola accanto a lei.
Si era laureata in scienze motorie e alla fine ha aperto un salone di estetica e massaggi, dice che si guadagna di più che operare nell’ambito delle palestre come istruttrice.
Devo trovare il modo di farsi fare un massaggio prima di partire.
La cena scorre serena in allegria e miriade di ricordi, anche quello dell’incendio.
E giù risate.
Insomma, si beve e si sta bene.
Verso le due decide che è ora di andare a dormire.
-Ma davvero non vuoi passare la notte qui? Sei un po alticcio, ci arrivi dalla Lina o ti dobbiamo accompagnare
Chiara e Valentina fanno un po le oche.
-No grazie, due passi e mi riprendo
-Dai domani ci si vede, passiamo a prenderti e si va fare un giro
_Ok ciao a tutti. E grazie della splendida serata.
Saluti, ari-baci e ari-abbracci.
La zia lo stringe forte e sente le tettone contro di se, subito un guizzo nei pantaloni.
Ah la fica!
Aveva già svoltato da via Marina a piazza del Rosario quando fu raggiunto da una macchina che frenò accanto a lui.
Da un finestrino si affaccia Valentina.
-Vuoi un passaggio? Noi si va a Riva
-Grazie, è inutile, faccio prima ad arrivare dalla Lina che a salire e scendere dalla macchina
-Su dai vieni con noi
Insistè Valentina cacciando la testa dall’altro finestrino
-Non puoi mangiare sempre la stessa minestra
Dice Chiara.
Ma che cazzo vuol dire sta cosa, rimane basito e senza parole, si incuriosice e gli passa immediatamente l’euforia alcolica
-Come sei diventato carino
Esclama Chiara, dopo che si è deciso a salire in auto, si sporse dallo schienale per arrivare a fargli una carezza allungando un braccio
-E io non ti piaccio un pochino?
Facendogli un solletico dietro l’orecchio
Oibò ma che succede, mica si aspettava tanta spinta da parte loro e si irrigidisce un poco.
-Si…certo…sei molto bella
Risponde confusissimo, sforzandosi, senza riuscirvi, di rimandare indietro il rossore che gli faceva avvampare le gote, meno male che era buio dentro alla macchina
-E allora perché non mi fai una carezzina anche tu?
Lo stava provocando la z... della cugina, strusciandogli sulla mano e obbligandolo a posarla sul seno prosperoso, come se fosse un caso.
-No guarda sei mia cugina e non me la sento di giocare in questo modo
-Uff che palle, non ti credevo cosi monastico
-Non è questione di monastico…
-E allora di cosa, non ti piacciono le donne? Sei ricchione?
E ridono tutte e a presa per il culo
Rico si scoccia, non che non gli andasse di rotolarsi con loro, sempre se si sarebbero rotolate perché le donne sono doppie, triple e approfittano per fartela sentire e poi non vedere, non si fida
-Non sono ricchione ma non mi va proprio stasera, non sono nelle corde e non mi aspettavo tutto questo, non amo le sorprese
-Come si difficile però, vabbè dai ci vediamo domani…se ci vediamo…
E ammiccano fra loro: che due stronze di cugine
Scende dalla macchiana senza nemmeno salutare e si avvia verso la sua meta, sente sgommare la macchina e sente anche…
-Ciaooooo timidoneeee
Fanculo.
Steso sul letto della sua camera si chiede se non doveva approfittare dell’occasione che le cugine le avevano proposto, sempre se era una proposta o un gioco da troiette.
Ecco era proprio quello che l’aveva frenato, stavano giocando e se lui avesse accettato e poi provato a smanecciare con loro e loro poi…ma che fai? Cosa ti sei messo in testa?
Col rischio poi le piffere di montagna poi avessero fatto intendere qualcosa a Fulvia e Mauro?
Ah no eh…proprio no!
Ah no… conosce bene i giochini femminili.
Come conosce bene cosa vuol dire erotico: promettere e non mantenere.
Figure di merda non ne vuol fare e sentirsi preso per il culo dalle due zoccolette delle cugine nemmeno, forse…poi…magari…chissà…ma nel dubbio meglio lasciar perdere.
Sgrunt!
Un conto se si conclude e un conto è se ti vogliono menar per il naso.
Nel dubbio…
Si addormenta con la frase del prete.

C’è sempre un domani, disse il sole alla terra prima di tramontare.
E la terra al buio cominciò a sperare.


L’indomani si sveglia di mal umore, Fulvia gli aveva detto di andare a pranzo ma non se la sentiva di rivedere le cugine, un senso di disagio lo opprimeva.
Gli sarebbe piaciuto raccontare l’episodio a Fulvia. Mauro ma a che pro…
Gli avrebbero creduto?
Ma poi per raccontare che, cosa era successo…aveva interpretato male il loro approccio, aveva bevuto, aveva preso fischi per fiaschi…no no meglio levarsi dalle palle e dimenticare tutto.
L’avrebbero preso per matto.
Va dal meccanico in fondo alla via, espone il problema e torna con ragazzo con i cavi che carica la batteria.
Pirla hai lasciato accesa la plafonierina di cortesia.
Scrive un biglietto agli zii e lo da al tuttofare della Lina per la consegna, spiegando che era partito molto presto per ragioni impreviste di lavoro e che si sarebbe fatto sentire lui.
Nessun saluto alle cugine.
Carica armi e bagagli e se ne torna in città col pensiero di trovarsi una bella zoccoletta a pagamento che lo trastulli un po'.
Anche loro ti possono prendere per il culo, promesse non mantenute sui servizi ma finisce li, al limite si incazza per la spesa non proprio consona all’incontro, ma quando se ne va non ha danni collaterali di sorta.
Le donne costano, quelle pay meno. In tutti i sensi.

 




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