GNOCCAFORUM.biz

Seguici su Twitter
Motore Ricerca Escort


Virtual Reality Love The Game NubileFilms
Porno Realta Virtuale
Porno Realta Virtuale Love The Game
gnocca forum telegram

GnoccaforumLa tesi

(Letto 302 volte)

0 Utenti e 1 Visitatore visualizzano questa rece.

Offline pueblo1950

La tesi
   2024 Febbraio 23, 17:14:55 pm
Aveva appena finito di copiare la tesi in bella copia da consegnare alle stampe.
Era rimasta sola in biblioteca, erano già le 19 e stava facendo buio, fra poco avrebbe chiuso e sarebbe passato il custode per il giro ricognitivo, c’era sempre qualcuno che tirava tardi e che non si rendeva conto del tempo che passava.
Mette i fogli in una cartellina rigida affinchè non si sgualciscano, raccoglie le brutte copie e mette tutto nello zaino.
E’ stanca e non vede l’ora di essere a casa: tuta, caffelatte con qualche fetta biscottata con marmellata di mamma, libro e nanna.
Si alza dalla sedia, si mette il piumino, zaino sulla spalla e…
Come si gira gli si para davanti Giovanni, un suo compagno di corso non particolarmente simpatico, un po arrogante che si crede il più figo dell’ateneo.
Non gli ha mai fatto particolarmente effetto, non gli piace di fondo.
Sorride ma di un sorrido timoroso, quasi impaurito da quella visione.
Si guarda intorno e non c’è nessuno.
-Ciao, che ci fai qui?
-Aspettavo te
-Me? E perché scusa?
Si sta spaventando, si sta innervosendo, cerca di sgusciare di lato, la situazione non le piace.
Lui la blocca, le prende un braccio stringendo forte per tenerla vicino a se.
La sua faccia è vicinissima alla sua, ora lei ha davvero paura.
-Mi fai male lasciami, cosa vuoi da me
-Volevo invitarti a cena, sei stata qui tutto il giorno, dovrai pur mangiare qualcosa
-E chi ti dice che non ho già mangiato
-Solo un paio di pacchetti di Tuc oggi, ti ho vista
-Se non mi lasci urlo
-Guarda che non voglio farti male, desidero solo uscire con te
-Io no e lasciami!
E lo dice urlando e a questo punto lui le mette una mano sulla bocca, con l’altra fa cadere dalla spalla lo zaino la spinge contro il tavolo.
In quel mentre si spengono le luci.
Lei cerca di dargli calci ma non ci riesce, la paura la paralizza, cerca di graffiarlo ma lui le blocca le braccia, è forte e lei è uno scricciolo in confronto.
La gira e le preme la faccia contro il tavolo, con l’altra le blocca le mani dietro alla schiena, è forte.
Ora è bloccata e terrorizzata.
Poi il tempo decelerò e fu come se non corresse affatto. Si sentiva come se il suo tempo si muovesse attraverso gelatina spessa e trasparente.
Dalla paura la vescica si libera e sente il liquido caldo scorrergli lungo le gambe.
Oddio perché proprio a me cosa ho fatto di male per meritarmi questo, pensa.
-Echecazzo ti pisci addosso, che schifo
Lei piange e singhiozza, la mano di Giovanni ora preme forte sulla bocca e fa male.
-C‘è nessuno? Si chiude.
Il figo si gira sorpreso.
Molla la presa e scappa via buttandola a terra come un sacco di patate.
Sbatte la testa, sviene.
Il custode la vede in terra e pensa subito ad un malore.
La tira su e la mette a sedere su una sedia, le da delle sberle per farla riprendere, prende il telefono e chiama il 118.
-Ehi signorina, su su che è successo sta male? Ora arrivano i soccorsi
Apre gli occhi.
Scoppia ancora a piangere frastornata e sgomenta con ancora il terrore dentro di se.
Muta, incapace di parlare singhiozza ancora per l’aggressione subita.
Ma non riesce a proferir parola.
E’ assente, in un’altra dimensione.
Non ragiona, è completamente bloccata da quell’esperienza che mai si sarebbe aspettata accadesse proprio a lei.
Queste cose le leggi sul giornale, le raccontano alla tv.
E ora qui c’è lei.

Sono passati due anni da quella sera, si è laureata ha cambiato città.
Ha anche cambiato di colore dei capelli, ora sono anche più lunghi, quasi a voler modificare il suo aspetto antecedente.
Cancellare un momento di vita.
Ora abita sola, ha un buon lavoro che la soddisfa e la gratifica, ha degli amici conosciuti sul posto di lavoro e con uno è nata una mezza storia, non seria ma piacevole.
E’ serena anche se ogni volta che lui la accarezza ha un brivido che la riporta a quella sera, non la dimenticherà mai completamente.
Lo sa.
Ci convive.

Ieri è rimasto a dormire da lei, ogni tanto capita anche se cerca non si ripetano tante volte queste situazioni, vorrebbe mai le fosse chiesto di vivere insieme.
Non è pronta.
Ma si sente bene quando si addormenta fra le sue braccia, forti e protettive.
Sente che lui le vuole bene ma lei si frena un po.
Non è pronta, anche se arrivata quasi alla trentina, si dice che dovrebbe fermarsi e farsi una famiglia.
Ma non è pronta.
Non se la sente ancora di condividere la sua vita con qualcuno.

-Buongiorno amore
-Buongiorno caro, dormito bene?
-Con te sempre
-Facciamo colazione? Ho una fame…
-Si, faccio io, tu rimani qui ancora un po al calduccio
-Va bene
Lui si alza e lei lo ammira nella sua nudità da semidio greco, è un bel ragazzo e a vederlo sente qualcosa smuoversi dentro di se, quasi quasi vorrebbe che la accarezzasse come ieri sera e la prendesse con dolcezza.
Si accarezza il seno fuggevolmente ma si vergogna con se stessa di provare certe sensazioni.
E si riaggomitala sotto il piumone e si riaddormenta.

-Amore…amore…la colazione…
Apre gli occhi e vede il vassoio che le sta porgendo con ogni ben di dio, e sente un profumo di cibo.
-Ma dove l’hai presa tutta sta roba? Il frigo è quasi vuoto
-Avevo fatto le compere prima di venire ieri, so che hai voglia di mangiare quando ti svegli e ti ho preso anche i biscottini al mirtillo e lo yogurt greco
-Mmmmm…bravissimo, divorerei un pollo arrosto se ci fosse
-Il pollo non c’è ma ci sono uova e bacon croccante come piace a te
-Saresti da sposare sai
-Già, aspetto tu me lo chieda
-Eeeehhh…piano ci conosciamo solo da pochi mesi
-Possono bastare per me, ho capito e sento come sei, ti amo
Lei lo guarda con dolcezza, sorride ma non riesce a rispondere come lui vorrebbe, non ce la fa proprio, lo sente ma non in modo cosi forte e possessivo da fare una scelta.
Fanno colazione ridendo e scherzando, sintonia ne hanno.
Finito, si abbandonano a loro stessi. Ad esplorare per l’ennesima volta i loro corpi con voluttà e desiderio quasi animalesco.
Anche qui la sintonia c’è.

-Che devi fare oggi? Io devo fare un salto da mamma, mi deve fare degli aggiustamenti al vestitino nero, sono ingrassata…
-Macchè ingrassata, per me sei perfetta
-Si perfetta, ho preso 3 kg da quando siamo insieme
-Anche io
-Si ma tu mica li prendi sul culo come me
-No certo ma a me piaci cosi, non c’è nulla da cambiare o modificare
-Adulatore
-Adulatore o no…vabbè lasciamo stare su questo con te è una partita persa, comunque io faccio un salto dal meccanico, la moto fa un rumorino che non mi piace, magari non è nulla di che ma meglio darci un’occhiata
-ok allora ci sentiamo nel pomeriggio
-Non ci vediamo stasera?
-Magari domani, stasera avevo promesso alla Lina di passare a trovarla verso le 18 e ci sta che rimango a cena da lei
Lui fa una smorfia ma abbozza.
Lei lo accarezza gentile sulla guancia.
Lui prova a baciarla ma lei si ritrae.
-No devo prepararmi
Avrebbe voluto ricominciare, è sempre pronto, è giovane e aitante.
Si alza nuda, con calma a farsi guardare, le piace farsi guardare.
Ha un fisico sinuoso e fatto per il sesso, invoglierebbe qualsiasi uomo, forme in certi posti che altre donne non hanno nemmeno i posti.
Il suo punto di forza è il culo, piccolo e minuto, senza un filo di adipe né traccia di cuscinetti o grasso localizzato. Non è molto formoso, ma è tonico e sodo.

Una volta vestiti e rinfrescati se vanno ognuno per la propria strada.
-Se non ti fermi da mamma mi chiami?
-Va bene ma se non mi senti, vuol dire che sono rimasta
-Va bene, ciao allora
Sul portone si salutano in con un abbraccio e il cuore pesante, un casto bacio sulle guance, da amici.
A lei non va che qualcuno dei vicini pensi che ha un fidanzato, poi alla via con i commenti quando la incontreranno, è molto riservata e ci tiene alla sua vita privata.

Si dirige alla sua macchina e improvvisamente vede una figura familiare venire verso di lei, è al telefono con qualcuno.
Non la riconosce, ma lei si.
Le si gela il sangue, rimane paralizzata con le chiavi in mano.
E batte, batte forte il cuore.
E’ lui, la sua faccia è ben impressa nella sua mente.

Niuno doveva essere a conoscenza della verità.
Non voleva problemi con la laurea, aveva fatto la superficiale con se stessa minimizzando il fatto. Si vergognava di fondo, perché poi nemmeno lei lo sapeva.
Se raccontava quel che era successo sai che pandemonio in università.
Essere additata come quella che hanno cercato di violentare.
Assolutamente no.
Si era tenuta il segreto.
Un terribile segreto da portare da sola. Non ne aveva mai parlato con nessuno.

Ora a distanza di due anni se lo ritrova nella sua stessa città, ma come era possibile.
Lui le passa accanto senza degnarla di uno sguardo, è sempre al telefono, non si accorge di lei, ma probabilmente tanto preso dalla conversazione non si sarebbe accorto di nessuno.

Monta in auto, trema talmente tanto che riesce a fatica ad infilare la chiave, mette in moto e schizza via.
Arrivata a casa della madre, si rilassa un poco.
La vede un po sconvolta.
-Che è successo, tremi tutta. Non farmi preoccupare.
-Niente niente, sono solo un po nervosa per un cretino in macchina.
La madre allora gli si è rivolta con quella dolcezza che nessuno ti riserverà mai più nel corso dell’esistenza e l’ha stretta forte a se.

-Mamma ti devo dire una cosa…brutta
-Parla, raccontami, lo sento che hai qualcosa che ti strugge e che ti fa male. Sfogati.

Si mettono tutte e due sul divano, mano nella mano quasi a farsi forza entrambe.
L’una a ricevere e l’altra a recepire e dare sostegno.

Le racconta tutto di quel terribile episodio di due anni fa, lo fa tra singhiozzi e lacrime, è uno sfogo di cui ha bisogno anche a liberar l’anima stretta in una morsa da cui è stata stretta da troppo tempo.
La mamma ascolta anche lei con il cuore infranto per quel che deve aver provato la figlia, sente tutto il suo dolore.
Non le chiede come mai non ha denunciato, sente che non è ne il caso né ci sarà mai un perché, si sta liberando e non serve dare consigli passati e futuri.
Meglio il silenzio che spesso è un urlo liberatorio.
Cerca un argomento diverso affinchè la figlia interrompa il ricordo e trovi uno sbocco che la faccia respirare.

-Cosa pensavi di fare stasera? Ti va se facciamo le frittelle di mele?
-Avevo promesso alla Lina di passare a trovarla, suo marito è all’estero ed è sempre sola, magari ceno con lei.
-Lina sa niente?
-No certo
-E’ la tua amica e ti puoi fidare
-No, non mi va di fare la vittima ed essere compatita
-Come vuoi ma credo che ti farebbe bene
-Va bene cosi, ormai è passata

Si rimette il piumino, abbraccia la madre ed esce.

Si è messo a piovere, il campo visivo si riduce al semicerchio del vetro spazzolato dal tergicristallo, il resto è confuso, opaco e quel che vede sono solo bagliori gialli e rossi distorto da un turbine di gocce.

Sta meglio dopo aver potuto o meglio, voluto raccontare tutto alla madre.
Si è tolto un peso enorme. Si sente leggera.

Ferma al semaforo il cui rosso sembra interminabile, sbuffa e maledice quella luce rossa che non vuol diventare verde. Piove forte.
Finalmente si riparte.
Sta per mettere la seconda quando sente il rumore di una frenata alla sua destra, nemmeno il tempo di capire, che un’auto le va a sbattere sulla fiancata del passeggero, l’auto si ribalta di lato, lei urla e poi più nulla.

Apre gli occhi a fatica.

Vede il viso di sua madre, vede il medico, vede una infermiera e quello di lui che ha sentito dell’incidente dalla radio di bordo. E’ un poliziotto.

Non riesce a parlare, è tutta bendata sulla faccia e si sente rigida nel corpo.
Sbatte gli occhi, non capisce dove è.

Mamma le racconta l’accaduto, si mette a piangere ma è contenta che la figlia si è salvata ma non le dice la verità, che non ha più un orecchio, un pezzo di vetro lo ha tranciato di netto e quel che è rimasto non è recuperabile.

Il medico le dice di stare tranquilla che tra una settimana sarà guarita.

-Come stai?
-Sono tutta un dolore, sento male dappertutto appena cerco di muovermi
-Ora il dottore ti dà qualcosa affinché si affievolisca, stai tranquilla sei in buone mani
Lei si gira verso il dottore, lui abbassa la mascherina chirurgica.

Il dottore è Giovanni. Spalanca gli occhi e sviene.

E’ passata una settimana, le hanno detto che ha perso un’orecchio ma le faranno una plastica e nessuno capirà che non è il suo e di stare tranquilla che tutto andrà bene.

-Buongiorno
-Buongiorno
-Come ti senti stamani?
Lei lo guarda e non parla, sta rivivendo la scena di due anni prima
-Mi scuso e non so come farti capire che quella sera ero un po alticcio e me ne vergogno tanto
Silenzio
-Hai ragione e lo capisco che ce l’hai con me, mi odi ma il fato ti ha riportato vicino a me e ti curerò come non ho mai fatto con nessuno
-Mi fai schifo
-Capisco non posso darti torto, ma oggi sono un medico e non ti farei mai del male
-Lo hai già fatto
-Non ce la fai proprio a perdonarmi?
-No non lo farò mai, mi fai schifo
-Se vuoi chiedo ad un collega di prenderti sotto di lui
-Si meglio, non ti voglio più vedere, mai più

Lui mesto si ritira, la comprende, sa di aver fatto una cosa grossa e grave e non può che rendersene conto e non sa come fare per recuperare.
C’è sempre modo di rientrare nei ranghi ma come fare?
In questi anni l’ha cercata e il caso l’ha portata nell’ospedale dove lui lavora anche se è ancora uno specializzando, ha una bella carriera davanti, il primario lo tiene in considerazione.
Oggi vivono nella stessa città.

C’è caso si reincontrino ancora. Forse dovrebbe parlare alla madre, fargli sentire che ha sbagliato e che non è un predatore, è stato un errore dovuto all’alcool, oggi non tocca più alcolici.
Perché lui di fondo la ama. L’ha sempre amata, di nascosto.
Lo potrà aiutare se riesce a farsi comprendere.

Non può vivere la vita senza il suo perdono ma sa bene che per una donna è più facile perdonare un tradimento che dimenticare un'umiliazione.

Sono passati anni, è diventato un famoso neurochirurgo e si è sposato, due figlie che ama più della sua vita, forse anche più della moglie e da quel giorno in cui lei gli sbattuto in faccia tutto il suo risentimento e il suo odio. Non l’ha più cercata ne l’ha incontrata, forse non abita più in città ma la sua mente ogni tanto va ai ricordi di gioventù.
E anche a quello che non lo fa vivere a posto con se stesso anche se 3 lustri sono passati.
Come non dimentica lei, non dimentica lui.
E’ la vita e non è previsto che la strada sia resa troppo agevole per noi qui sulla terra.

Lei ha smesso con il poliziotto, vive in un paese vicino, presa la laurea non ha trovato nulla di soddisfacente o anche pagato male e sfruttato.
E si che persone con le sue peculiarietà ce n’è bisogno ma solo lavori occasionali e saltuari. L’ultimo, commessa in un supermercato, lo odia.
Sempre a contare l’euro in tasca, non è vita.
Si sente vecchia e per niente realizzata, vive sola con Arturo, un doberman che non la molla un momento, lo porta con se e lo lega fuori dal super, con il permesso del direttore del negozio spesso sta un pochino con lui, docile ma inavvicinabile da estranei, ha il suo angolino e sta lì tranquillo aspettando che la padrona esca per una passeggiatina. Padrona, non si sente la sua padrona semmai vive con Arturo, vivono insieme.

Una sera a cena con un buon conoscente che le faceva la corte da un bel po' e che quella sera le aveva fatto avance molto chiare.

-Senti, vengo a letto con te ma mi paghi
-Ehhh…dai davvero?
-Si, quanto pensi che valgo?
-Fai tu, non hai prezzo
-Ok…allora una serata diciamo…500 euro, però dormi a casa tua
Ha sparato alto, forse inconsciamente vorrebbe lui le dicesse “sei matta”.
Lui un po sorpreso ma felice di poter finalmente avere la donna che gli piace e che lo eccita tremendamente con quel corpo che sembra fatto apposta per il sesso.

-Va bene, facciamo stasera?
-No, stasera sono stanca, ora finiamo la pizza poi mi accompagni a casa e decidiamo quando

E decidono per il prossimo sabato.
Lei quasi quasi non vede l’ora, è tanto che qualcuno non la accarezza e che non fa sesso sono almeno tre anni, dopo quel piffero di Ravenna che sembrava un criceto da quanto era veloce, è durata poco, poco poco.
Anche lui non vede l’ora, non sta nella pelle.

Driin driiiin…

Si apre la porta e lei si presenta in tutta la sua bellezza naturale, si era messa un tubino rosso a palloncino, ballerine rosse e senza intimo. Aveva intenzione di muoversi prima in modo da farlo andare su di giri. Le tette mal contenute nel corpetto facevano bella mostra di se, era andata dal parrucchiere e si era fatta i capelli alla Cleopatra, leggero rimmel e niente rossetto, voleva essere il più possibile naturale, di fondo era la sua natura non esagerare con i trucchi.

A bocca aperta, le porge un fascio di tulipani gialli (segno della pazzia).

-Mio dio ma sei tremendamente affascinante, sei bellissima
-Lo so
E lo sa si che è una bella donna e con tutte le parti al posto giusto e messe bene, ha ormai quasi 40 anni, il meglio per una donna in cui dimostra tutta la sua sensualità.

E’ nata una escort.

EscortDirectory

Offline Sfondatore

Re:La tesi
   2024 Febbraio 25, 12:00:26 pm
Bella zio!

 




Contattaci a questo indirizzo email: admin@gnoccaforum.biz



XHTML -- RSS -- WAP2 -- SITEMAP